PENSIERI INUTILI E RICORDI SENZA PACE Giuseppe Recchia

nel mezzo

‘Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura, chè la diritta via era smarrita.ci ricorda il sommo poeta Dante Alighieri, all’inizio della sua e nostra Divina Commedia. Ed io che la mezza vita l’ho superata da un pezzo mi lascio andare ad inutili e svagati pensieri che possono essere utili a chi vuole acquisire esperienza dall’esistenza altrui che di poetico non ha quasi nulla se non qualche piccolo momento di estasi con frammenti colorati dai sogni di colui che sperava di aver diritto di essere un umano con ascendenze divine. Cosa che purtroppo non è accaduta ed è per questo che vi racconto la mia storia che non ha nulla di umano o divino, ma solo di una normale esistenza di animale selvaggio e disperato. Non inizierò dalla mia nascita e dalla mia infanzia che ha poco di commestibile e digeribile da persone che hanno lo stomaco debole. Allora inizierò dal momento in cui inizia la mia vera avventura umana che per me è stata una vera commedia umana.

Un giorno conosco a Parigi una strana creatura che sembrava uscita da uno zoo. Questa creatura di umano aveva solo l’aspetto e la famiglia che era una famiglia perbene, di veri ed onesti lavoratori che meritavano in seguito il mio rispetto per le loro immense qualità di persone civili. Anni dopo questa creatura viene con me a Milano perchè disse che voleva parlarmi ed io l’accontentai. A Milano arriva la telefonata del padre che le ordina di rientrare a casa immediatamente. Lei disse‘obbedisco’, ma poi mi chiede di accompagnarla a casa. Ancora una volta, anche se infastidito da questa vicenda, decido di accompagnarla fino alla sua casa che si trovava in campagna nelle vicinanze di Brescia. Ma la triste favola non finisce qui. La mia amica conosciuta a Parigi nel metrò, mi chiese mentre eravamo in un taxi per far ritorno a casa sua, se io potevo chiedere al padre quando eravamo a casa sua, di poterla sposare e Lei in cambio di questo mi avrebbe sovvenzionato il sogno che avevo in mente da molto tempo, quello di aprire una casa editrice. A me il tutto mi sembrò un vero incubo di mezza estate, di una notte di luna piena e le risposi che non potevo. Ma la ragazza mi tormentò fino alla nausea ed alla fine accettai ed arrivati a casa la chiesi in sposa. Il padre accettò ma ebbe il sospetto di un vago inganno che non era certamente inscenato da me. Il brav’uomo conosceva la figlia e immaginava i guai che avrebbe combinato. Ed infatti fu un errore che mi ha condannato ad una vita mostruosa e che ho pagato a caro prezzo. Al peggio non c’è rimedio ed io dovetti sopportare infinite baraonde e tanti ma tanti inganni perfino di firme false e di documenti inventati con la complicità di personaggi squallidi e senza alcuna dignità. Senza tralasciare i danni che ha fatto alla Casa Editrice e non solo a me. Ha distrutto libri e documenti di enorme valore fingendo di non sapere nulla del loro valore ed asserendo che lo aveva fatto solo per vendetta. Ma che potrei aggiungere, nulla, se non che questa immorale persona un giorno dovrà scontare la pena dei suoi orridi raggiri. Fortunatamente non ho avuto figli, almeno non miei, a parte un buon figlio a Parigi, David, da un’altra donna. Figlio che rimpiango di non aver potuto amare nè educare. Spero solo che lui avrà la possibilità di vivere ed educare le sue figlie. Io realizzai in seguito la casa editrice, ma con la mia amica le cose presero una brutta piega che preferisco non raccontare, ma che Lei racconta a modo suo ed io a modo mio e poco importa se qualcuno pensa alla versione di questa che oggi non è mia moglie e neppure mia amica non per merito di colei che divenne mia moglie e che io non ho mai amato neppure per un giorno. La casa editrice fu fondata ugualmente col nome di Shakespeare and Company solo grazie al mio amico Guido Zuccheri, perchè ovviamente la falsa amica aveva mentito su molte cose e la ragione di questo mi fu spiegata il giorno delle nozze dalla sorella, ma io non volli credere, ormai di menzogne ero abbastanza saturo e soddisfatto. Fortunatamente poi conobbi il vero grande amore, Vladimira, donna vera, sincera ed umile come poche, eppure aveva tutto per essere superba, arrogante e presuntuosa, ma lei, donna che non mentiva e conosceva l’arte di amare con la delicatezza suprema dei suoi squisiti modi di fare, mi ha riempito di gioia e della dolcezza che fino ad allora non avevo mai conosciuto. Certo Dante qui non c’entra e neppure la poesia, ma posso almeno dire che un giorno anche io ho conosciuto l’amore e quando me ne andrò per sempre in un altro mondo sarò considerato un caso unico e raro, cosa che in vita non mi è mai accaduta. Ma io in verità, essendo un comune mortale, non l’ho mai desiderato, come ho dovuto desiderare solo il nulla.

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